Il video che vi proponiamo รจ diffuso dalla coalizione End the Cage Age – di cui l’associazione Nazionale Animalisti Italiani fa parte – per chiedere al nuovo Governo italiano di sostenere il divieto di allevamento in gabbia, giร annunciato dalla Commissione UE e richiesto da cittadini e cittadine dellโUnione europea.
Roma, 4 novembre โ Una nuova indagine, realizzata dal team investigativo di Essere Animali e diffusa dalla coalizione italiana End the Cage Age, documenta le condizioni di due allevamenti di quaglie situati in Lombardia e Veneto, le regioni italiane con il maggior numero di allevamenti di questa specie, fornendo un quadro sconvolgente. Pur essendo poco conosciuto, lโallevamento di quaglie per la produzione di uova e carne coinvolge in Italia un numero di animali tuttโaltro che irrisorio.
Nel 2021, nel nostro Paese, sono state macellate oltre 8,5 milioni di quaglie (dati BDN, Banca Dati Nazionale del Ministero della Salute). Dalle immagini raccolte emerge che gli animali sono allevati allโinterno di capannoni, rinchiusi in gabbie spoglie e prive di qualunque arricchimento ambientale, delle dimensioni di circa 1 metro di lunghezza
per 0,5 metri di larghezza, disposte in serie una a fianco allโaltra e su piรน piani. Allโinterno di ciascuna gabbia sono ammassate circa 50 quaglie che, una volta raggiunta la maturitร sessuale, risultano avere a disposizione ognuna una superficie di soli 100 cmq, ovvero uno spazio di 10 cm x 10 cm.
In tali condizioni, gli animali non possono in alcun modo muoversi liberamente e soddisfare le proprie esigenze comportamentali come correre, volare, esplorare e razzolare. Inoltre, densitร elevate impediscono agli animali piรน deboli di trovare riparo da animali piรน aggressivi, provocando un aumento degli episodi di aggressivitร , la cui causa รจ da ricercare anche nella totale assenza di arricchimenti ambientali, come ad esempio un substrato dove razzolare e becchettare o in cui fare i bagni di sabbia.
Le quaglie manifestano il loro disagio beccandosi o strappandosi a vicenda le penne.
Le immagini dellโinvestigazione mostrano un elevato numero di quaglie prive di parte del piumaggio e alcuni animali agonizzanti o morti allโinterno delle gabbie. Inoltre, ogni volta che sono spaventate, ad esempio allโentrata del personale in allevamento, le quaglie tentano di fuggire e istintivamente spiccano il volo, colpendo con la testa il piano superiore delle gabbie, la cui altezza รจ di soli 20 cm, e rischiando di ferirsi gravemente.
Unโulteriore problematica รจ causata dalla pavimentazione in rete metallica delle gabbie, che puรฒ causare agli animali malformazioni e ferite alle zampe, aumentando cosรฌ il rischio di infezioni e malattie, ma anche essere una trappola mortale per i pulcini, che possono rimanere incastrati con le zampe nelle maglie della rete.
โNon si tratta di piccole aziende familiari, gli allevamenti di quaglie sono sistemi intensivi dove gli animali vengono rinchiusi in condizioni drammatiche. ร vergognoso che in Europa simili metodi di allevamento siano ancora consentitiโ, commenta la coalizione.
Attualmente non esiste una legislazione specie-specifica che tuteli le quaglie allevate per la produzione di uova o carne nell’Unione europea. Le quaglie allevate per la produzione di uova trascorrono tutti gli 8 mesi della loro vita in gabbia, mentre quelle allevate per la carne sono macellate a 5-6 settimane di vita. Lo stress e la frustrazione che derivano da queste condizioni di stabulazione, oltre a provocare sofferenza agli animali, indeboliscono il loro sistema immunitario e aumentano la possibilitร che contraggano malattie, la cui trasmissione รจ facilitata dallโestrema vicinanza tra individui. Le conseguenze non riguardano solo il benessere degli animali, poichรฉ il frequente utilizzo di antibiotici somministrati negli allevamenti intensivi aumenta il rischio che patogeni, pericolosi anche per la salute umana, sviluppino resistenze ad antibiotici normalmente utilizzati in medicina umana.

Lo scorso 30 giugno 2021, la Commissione europea si รจ impegnata a vietare definitivamente lโuso delle gabbie negli allevamenti entro il 2027. Entro il 2023 verrร presentata una proposta legislativa per avviare la transizione e la graduale dismissione. Un risultato straordinario ottenuto grazie ai 1,4 milioni di persone che hanno firmato lโIniziativa dei cittadini europei (ICE) End the Cage Age, la prima riguardante le condizioni degli animali negli allevamenti intensivi a raggiungere questo obiettivo.
โNellโUnione europea, milioni di animali allevati a scopo alimentare sono ancora rinchiusi in gabbia. ร giunto il momento di vietare questo crudele metodo di allevamento. Il ruolo dellโItalia e del nuovo Governo italiano puรฒ essere fondamentale in questo importante passo di civiltร . Chiediamo a Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura e a Orazio Schillaci, Ministro della Salute di prendere una posizione netta contro lโutilizzo delle gabbie, sostenendo lโimpegno preso dalla Commissione europea e promuovendo anche a livello nazionale lโadozione di una normativa che ne vieti lโutilizzoโ, conclude la coalizione.
[Credit foto e video Investigazione Essere Animali]
LโIniziativa dei Cittadini Europei (ICE) โEnd the Cage Ageโ รจ stata lanciata nel 2018 per chiedere la fine dellโuso di ogni tipo di gabbia per allevare animali a scopo alimentare,
sostenuta da oltre 170 associazioni in 28 paesi: la piรน grande coalizione europea di ONG mai riunitasi. LโIniziativa si รจ conclusa come da normativa europea un anno dopo, con il
risultato eccezionale di 1,4 milioni di firme certificate.
In Italia la campagna รจ sostenuta da 22 organizzazioni: Animalisti Italiani, Amici della Terra, Animal Aid, Animal Equality Italia, ALI – Animal Law Italia,ย CIWF Italia Onlus, Confconsumatori, ENPA, Essere Animali, HSI/Europe, Il Fatto Alimentare, Jane Goodall Institute Italia, LAC โ Lega per lโAbolizione della Caccia, LAV, Legambiente, LEIDAA, LNDC Animal Protection, LUMEN, OIPA, Partito animalista, Terra Nuova, Terra! Onlus.
