Roma, 19 maggio 2022 โ La coalizione italiana a sostegno di End the Cage Age, di cui fa parte Animalisti italiani, chiede la fine dellโuso di ogni tipo di gabbia per gli animali allevati a scopo alimentare. Oggi diffondiamo una nuova investigazione realizzata in sette allevamenti italiani di conigli. Le immagini sono state filmate, tra il settembre 2021 e lโaprile 2022, dagli investigatori dellโassociazione Essere Animali in allevamenti situati in Veneto, la regione italiana che detiene oltre il 40% della produzione nazionale di conigli, Lombardia ed Emilia-Romagna, allo scopo di mostrare un quadro completo della modalitร di allevamento, in Italia, dei conigli utilizzati per la produzione di carne.
Gli animali sono allevati allโinterno di capannoni, rinchiusi in gabbie disposte in serie una a fianco allโaltra, al cui interno vi sono 2 o 3 conigli adulti o 6-7 giovani conigli. Le gabbie sono interamente di rete metallica, anche nella pavimentazione, e prive di arricchimenti ambientali adeguati.
Le immagini documentano:
– la presenza di cadaveri allโinterno delle gabbie;
– la presenza di animali con lesioni alle zampe, causate dal continuo sfregamento sulla rete metallica, ma anche alle orecchie e alla testa, dovute allโaggressivitร che gli animali esprimono verso i propri simili quando costretti a vivere in un ambiente con cosรฌ alta densitร e con una possibilitร di movimento limitata;
– la manifestazione di stereotipie, comportamenti ripetitivi senza funzione apparente, come il compiere frequenti movimenti in circolo lungo le pareti della gabbia o mordere
ripetutamente la rete metallica.
Per documentare il comportamento degli animali nellโarco di una giornata, gli investigatori hanno anche installato per 12 ore una micro-telecamera allโinterno di una gabbia dove erano rinchiusi due conigli. Queste registrazioni hanno confermato le limitazioni comportamentali e lo stato di apatia a cui i conigli sono sottoposti quotidianamente.
La coalizione End The Cage Age sottolinea che queste problematiche sono riconducibili alle condizioni di allevamento in gabbia e alla conseguente mancanza di spazio vitale e di stimoli ambientali positivi per gli animali, come dimostra la letteratura scientifica.
Non esiste una legge che normi le dimensioni minime delle gabbie, i conigli adulti hanno a disposizione uno spazio grande quanto un foglio A4. Anche secondo lโEFSA, lโAutoritร Europea per la Sicurezza Alimentare, la maggiore problematica per i conigli allevati รจ la restrizione del movimento. Una gabbia standard fornisce solo lโ1% dello spazio necessario a un gruppo di conigli che, in condizioni naturali, coprirebbe una superficie di almeno 50 m2. Anche nelle gabbie arricchite, di maggior dimensioni e dotate di una piattaforma sopraelevata, lo spazio a disposizione di ogni coniglio รจ comunque molto limitato.
In gabbia i conigli non riescono a soddisfare le proprie esigenze e a esprimere i loro comportamenti naturali, neanche a stare eretti sulle zampe posteriori. Inoltre, i conigli sono
animali da preda, di indole timida, e lโassenza di ripari o nascondigli genera ulteriore stress.
Lโallevamento in gabbia ha effetti negativi anche sulle femmine da riproduzione (fattrici), che non possono esprimere il proprio comportamento materno in modo adeguato, non potendo scegliere quando interagire con i propri cuccioli, in quanto รจ solo lโoperatore che decide quando permettere lโaccesso al nido. Ciรฒ causa loro notevole stress. Le immagini mostrano fattrici che grattano compulsivamente la porta chiusa del nido.
La reclusione e lo stress possono provocare negli animali anche debolezza ossea e deformazioni scheletriche, compromettendo il loro sistema immunitario fino allo sviluppo di
malattie respiratorie e dermatiti alla pelle. Per questo motivo, ai conigli allevati per la produzione di carne vengono somministrati notevoli quantitร di farmaci, ma la percentuale di mortalitร degli animali รจ comunque elevata, con un intervallo del 10-30% (dati EFSA, 2020).
โIn ogni allevamento visitato, sono stati documentati casi di animali feriti, morti o con evidenti problemi comportamentali, e questo รจ un segno inequivocabile che lโallevamento in gabbia non รจ compatibile con il benessere degli animaliโ, sostengono le associazioni della coalizione italiana End the Cage Age.
In Italia, paese tra i maggiori produttori europei di carne di coniglio, circa 20 milioni di conigli (dati Commissione europea, 2017) sono allevati in gabbie come quelle documentate dal video di Essere Animali. I maschi riproduttori trascorrono circa 2 anni della propria vita in queste condizioni prima di essere inviati al macello, le fattrici vengono riformate dopo un anno, solitamente dopo aver partorito 6 figliate, mentre i cuccioli destinati alla produzione di carne sono uccisi a 70-90 giorni, quando raggiungono un peso medio di macellazione di 2,7 kg.
La coalizione italiana End the Cage Age rende pubblica questa investigazione per chiedere che il Governo italiano prenda una netta posizione contro lโuso delle gabbie negli allevamenti, sostenendo lโimpegno della Commissione europea e promuovendo anche a livello nazionale lโadozione urgente di una normativa che ne vieti lโutilizzo.
Lo scorso 30 giugno 2021, la Commissione europea si รจ impegnata a eliminare gradualmente e vietare definitivamente lโuso delle gabbie negli allevamenti europei tramite una normativa dedicata – un risultato straordinario dovuto ai 1,4 milioni di persone che hanno firmato lโIniziativa dei cittadini europei (ICE) End the Cage Age. Ma, una volta presentata, la proposta legislativa dovrร essere valutata e approvata anche dal Consiglio dellโUnione europea, composto dai ministri degli Stati Membri. Per questo รจ fondamentale che lโItalia sostenga senza riserva questa transizione.
โIl Governo italiano รจ di fronte a un bivio: nei prossimi mesi dovrร decidere se avallare un sistema di allevamento anacronistico, che costringe esseri senzienti a vivere in condizioni di grave privazione allโinterno delle gabbie, sottoponendoli a sofferenze fisiche e mentali, o se appoggiare il divieto di questa pratica abominevole ed essere baluardo anche in Europa di cambiamenti virtuosi in favore di maggiore tutela degli animali allevatiโ, concludono le associazioni.